Ritratto di Alessandro che dorme (1992) olio

Il "Ritratto di Alessandro che dorme" è un affascinante, bellissimo esempio di quella trama pittorica a cui prima accennavo e che rivaluta, nei contenuti, la virtù perduta dell'innocenza, sia dei bambini che... dell'Artista.
E Callisto possiede ancora questo dono. Quando lo conobbi non aveva ancora vent'anni e disegnava seguendo l'istinto.
Ricordo bene i suoi primi ritratti, a matita o carboncino che, partendo da una fotografia, prendevano nuovo significato e spessore sulla carta da disegno. Anche se oggi può sembrare ingenuo il suo approccio con la ritrattistica e la realtà della espressione umana, per Callisto quello era il mezzo più semplice, ma efficace, per esercitarsi.
Callisto proviene da un ambiente, Barisciano, tecnologicamente povero, ma assai ricco di richiami umani e naturalistici.
Da bambino, più che lo sferragliare di un tram od il fumo nero di una ciminiera, sono stati il lontano suono di una fisarmonica o il volo bizzarro della gazza a stimolare i suoi pensieri, proiettandoli in una dimensione immaginaria e fantasiosa.
Sarà anche stato, con i suoi compagni di scuola e di gioco, allegro, esuberante e propositivo ma, ne sono sicuro, allo stesso tempo timido, sentimentale, riflessivo sino ad apparire talvolta introverso e desideroso di isolarsi, forse per non adeguarsi alla piatta conformità del "branco".
Ed è proprio la sua predisposizione precoce all'immaginario che lo porta a prendere in mano una matita, un gessetto colorato, per fissare sulla carta le sue fantasie di adolescente.
È il manifestarsi di una scelta: per lui non si tratta più, come per la maggior parte dei bambini, di un passatempo o di una estrosità gratificante, ma di una autentica, vitale necessità.
Nasce così il suo amore per le cose semplici, per gli oggetti di tutti i giorni, per le casupole ed i vicoli del suo paese, per le montagne e i campi, per le persone comuni ritratte scavandone il carattere più che l'aspetto esteriore, che sono tutti lì, a portata di sguardo e di mano.
Questa scelta vocazionale sarà faticosa e si concretizzerà pienamente solo qualche anno dopo.
Gradualmente il suo rapporto con la pittura diventerà ancora più impegnativo e costante, arricchito dalle esperienze della vita e dalle sue tante passioni: quella per la musica, per il volo libero, i viaggi, le filosofie orientali, per la lettura...
Tutte cose apparentemente poco significative, in termini di guadagno o di affermazione sociale del "ragazzo" Callisto ma, invece, tutte così determinanti per completare la sua personalità di giovane artista.
Il "Ritratto di Alessandro che dorme" (Alessandro è il nipote di Callisto) riassume, nel sentimento di innocenza che emana, le caratteristiche umane ed artistiche del pittore, ormai maturo; è, paradossalmente, come un "autoritratto dello spirito", una identificazione delle aspirazioni del passato recuperate attraverso la sensorialità del sonno.
La figura del bambino, abbandonata nella beatitudine dei sogni e avvolta nelle celestiali, baroccheggianti volute della sua tutina, è quasi sospesa in bilico fra luce e ombra (quindi fra realtà e mistero) accolta dall'abbraccio della poltrona.
I disegni che compongono il tessuto non sono più banale tappezzeria, ma diventano numi protettivi, rappresentazione segnica o fiabesca e rassicurante per il suo viaggio nella dimensione onirica.
Testo a cura di Sandro Conti