Mercato Guatemalteco (1997) olio

Mercato Guatemalteco - Callisto Di Nardo - Barisciano (AQ)

Un mercato guatemalteco pieno di vita: un mercato ortofrutticolo descritto nei minimi particolari.

L'inquadratura è di quelle alla Sergio Leone, dove la macchina da presa si solleva gradualmente sulla scena finale per dilatare lo spazio rendendolo evocativo, epico.

Pomi rosseggianti, frutta esotica, spezie e radici, bancarelle dalle verdure esposte in bella mostra si mescolano alle variopinte figure intente alle loro faccende.

Ma là, dove nel film l'immagine in movimento tende a corrodersi nella polvere, sfumando nell'oblio per consegnarsi definitivamente all'epopea attraverso la dissolvenza, qui nel quadro tutto, apparentemente, rimane nitido e fermo.

Questo non è più cinema, è, semmai, teatro mimico. Stiamo assistendo ad una rappresentazione scenica che, come per incanto, si è bloccata; per sempre.

Figure, frutta, sacchi e cianfrusaglie si sono trasformati in simboli perenni, fissati nelle loro peculiarità profonde sopra un palcoscenico di povera terra.

In fondo questo risultato è ciò a cui tendevano i maestri "primitivi" e pre-rinascimentali: cogliere l'essenza dello spirito e delle cose, mutandola in un simbolo imperituro più facile da riconoscere e da ricordare.

Ma questo dipinto di Callisto, apparentemente statico e remoto, racchiude alcuni valori pittorici che lo rendono sorprendentemente dinamico e attuale.

lo non sono un critico d'arte ma spero di essere un vero pittore; e dalle mie esperienze di pittore mi rendo conto che l'effetto cinetico, il senso del movimento che malgrado l'apparente fissità si diffonde nell'opera, non dipende soltanto dalla struttura compositiva o dalla gestualità espressa dai personaggi che la animano.

È una dote ricorrente della pittura di Callisto: egli, in questo come in altri dipinti, riesce a costruire l'opera disponendo più centri di interesse visivo elaborando così una trama, talvolta ai limiti del decorativismo tanto caro a Klimt oppure al rigore matematico di Paul Klee, che pervade la tela, assicurandole una costante e totale tensione.

Il dinamismo perciò non dipende più dal disegno, dai gesti o dalle situazioni proposte, ma dall'accostamento ardito dei colori complementari, dai toni freddi e caldi, tenui o stridenti, dal tessuto strutturale espresso quasi per segni grafici ed anche dal tipo di pennellata, che in qualche misura ripercorre l'esperienza del divisionismo per sfiorare quella della più recente "optical-art".

La tecnica della percezione visiva, studiata ed applicata dal pittore, fa quindi animare qua e là quelle figure che il cervello, razionalmente, ritiene "ferme", catturando lo sguardo in più punti intermittenti. Immersi nel colore, riusciamo così a completare il dipinto evocando i richiami del fruttivendolo, l'abbaiare di un cane o il confuso brusio che regna su tutta la scena.

Testo a cura di Sandro Conti