Campi fioriti (2002) olio

Campi fioriti (2002) - Callisto Di Nardo - Barisciano (AQ)

Guardo uno, due, tre paesaggi di Callisto. Sono diversi fra loro per formato, per composizione, per toni e valori cromatici; eppure qualcosa li unisce.

Mi sembra di riconoscere i luoghi dipinti: io ci vivo da queste parti ed ho percorso in lungo e in largo le nostre campagne.

C'è in esse qualcosa che mi fa pensare ad una primordiale calma, qualcosa che ti prende, in ogni stagione dell'anno; qui non è ancora arrivata l'industrializzazione.

Qui si vede ancora il lavoro, l'impegno fisico dell'uomo per coltivare il proprio campicello, per condurre le pecore negli stessi "siti" che avevano scelto gli Italici come loro dimora.

Ovunque ti giri ci sono le montagne che fanno da sfondo.

Radi mandorli invecchiati spuntano in contro luce sulla piana, ora rigogliosa di onde verdeggianti disegnate dalla fantasia del vento, ora striata dai solchi brunastri o, talvolta, di uno strano biancore cretaceo, lasciati dai denti dell'erpice. Ma allora, cosa c'è di diverso in questi quadri, di inatteso, di stupefacente? Che cosa li accomuna?

Ora ho capito: c'è il candore di una favola. Perché Callisto riesce sempre a trasfigurare la realtà.

Lui che sa vivere in armonia con la natura ci offre sulla tela i suoi aspetti più belli e vitali, rifiutandosi di dare l'addio ad un tempo, forse ad un Eden, che ai più appare ormai finito o impossibile.

Egli rivitalizza cieli, nuvole, alberi, fiori fiammeggianti in primo piano, sbocciati dalla trama senza vaghezze del segno, per donarceli con la passionale complicità dell'innamorato.

La sua buona pittura,. la sua raggiunta "unicità di espressione" (non cito volutamente l'abusato ed improprio termine di "stile") la sua perenne, fanciullesca curiosità, ci fanno rivivere sensazioni e desideri che fino a ieri potevamo considerare sopiti, relegati nella soffitta dei nostri sentimenti.

Forse la pittura di Callisto non è una pittura d'élite, o per soli addetti ai lavori: essa è destinata agli uomini, alle persone comuni, perché parla con loro e di loro.

Testo a cura di Sandro Conti